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    August 22

    Valigie

    Ieri lo stereo della mia auto suonava una canzone di Raf. Il testo parlava di una etichetta appesa ad una valigia utilizzata qualche tempo addietro. Pendeva come il ramo secco di un albero.

     In questi giorni di ferie più che mai, borse e zaini hanno rappresentato un oggetto particolarmente ricercato.

     Mezzo per tenere insieme e trasportare gli oggetti che servono a coprire e decorare il nostro corpo, la valigia spesso si rivela una vera e propria compagna di viaggio. Ci capita di affezionarci ad essa, perché ci  accompagna nei momenti lieti e perché negarlo,  spesso anche nelle situazioni di stress e pericolo,   tipiche di qualunque viaggio.

     Io ne ho una a cui dovetti appiccicare un adesivo, visto che essendo il dono di una raccolta punti, si dava il caso che in aeroporto eravamo sempre in tanti ad avercela, rischiando di scambiarla facilmente. Ma questo non è importante. Lei è stata la mia amica, fedele nel trasportare tutto ciò che mi serviva e resistente a tutti i maltrattamenti. Me ne resi conto quando nell’ultimo grande viaggio, la tradii con una cinese più capiente. Al primo sbarco, poverina, restò subito acciaccata alla ruota sinistra. Solo io so i sacrifici che mi costò trascinarla lungo gli Stati Uniti per poi riportarla a casa. Adesso, visto che non vale la pena ripararla, resta lì in deposito, declassata a porta abiti per il cambio di stagione. Io non l’ho abbandonata; ogni tanto vado a trovarla e se possibile, facciamo due chiacchiere sulla nostra ultima avventura.

    “La valigia sul letto, è quella di un lungo viaggio…e tu, senza dir niente hai trovato il coraggio…e così su due piedi io sarei liquidato, ma vittima sai di un bilancio sbagliato. Se un uomo tradisce, tradisce a metà. Se mi lasci non vale…Non ti sembra un po’ caro il prezzo che io sto per pagare. Dentro quella valigia tutto il nostro passato non ci può stare…ma quello che conta tra il dire e fare, è saper andar via… ma saper ritornare.”

     Chissà quante volte abbiamo ascoltato questa canzone dalle radio dei nostri genitori o, magari, ci è capitato di cantarla al karaoke. Evidentemente, Julio Iglesias a quella valigia ha attribuito un significato intenso, simile a quello che sto immaginando io.

     Partenze ed arrivi della nostra vita. Il primo viaggio insieme a chi amiamo. I nostri bagagli che si mischiano nello stesso pacco. L’ultimo arrivo, con la relativa valigia abbandonata in soffitta. La polvere finirà per ricoprirla tutta, sino a renderla invisibile. Gli agenti esterni la attaccheranno. Ma la qualità della sua struttura è forte. I ricordi e le emozioni contenuti in essa, sono ben custoditi. Quando la riapriremo, un giorno, come per magia, il tempo si annullerà… e per  magia, il viaggio continuerà…

     

    August 08

    Dormire, dolce dormire.

      Alcuni giorni fa è ritornato Mario da Ibiza e mi ha detto: <<Ora che sono a casa, incomincio la vacanza>>. Mi ha raccontato la giornata tipo ed ho compreso appieno la sua affermazione. La mattina dalle nove all’una si “riposava”. Poi spiaggia e mare nel pomeriggio;  doccia e cena verso le undici; avanti in discoteca tutta la notte.

    Sono questi i ritmi tipici di tutte le vacanze estive dei  giovani. Ovviamente, laddove la movida notturna è più intensa (pensiamo alla nostra riviera romagnola), i fenomeni diventano assurdi, ai limiti della sopravvivenza.

     Chi mi conosce da tempo, sa che ero un gran dormiglione, al punto tale che la mia ultima fidanzata mi aveva affibbiato il soprannome di Pisolo (guardano il pupazzo che mi aveva regalato avevo creduto anche di assomigliarci).

    Io che sono stato capace di addormentarmi ovunque:

    al Ciclope di Palinuro con una pressione sonora altissima e  centinaia di persone che mi volavano sopra.

    A Rimini ho camminato e sorseggiato una bibita ad occhi chiusi, come un sonnambulo.

     Una volta, al ritorno a casa di mattina, mi sono addormentato al volante dell’auto per poi svegliarmi dopo qualche secondo nella corsia opposta; fermo a pochi centimetri del grande cancello del castello di Castellammare. Da allora ho creduto nell’esistenza dell’angelo custode.

    Nel frattempo il consiglio dell’epoca per i miei amici è diventato un cult: <<Daniele, mi raccomando, beviti il cappuccino, la red bull ed il caffè>>.

    Una sera ho battuto tutti i miei record personali: mi sono addormentato col capo sul posto più intimo della ragazza che mi ha creduto morto per l’emozione.

    A oggi il mio bio-ritmo sembra vivere una sostanziale inversione di tendenza. Vuoi per esigenze lavorative, vuoi per vivere più intensamente le mie opportunità, avrei deciso  di dormire al minimo possibile.

    Dato per scontato che la vita diurna è completamente diversa da quella notturna, per circostanze, relazioni ed atmosfere, mi piace viverle entrambe.

     La prima controindicazione che sto incontrando riguarda la  percezione del tempo. Distinguo a fatica il ieri dall’avanti ieri. La mezzanotte non è più una soglia per me, vivendo le 24 ore del giorno, più o meno di continuo, talvolta mi sembra di averne trascorsi due. Beh, in un certo senso sarebbe così. Mi torna alla mente un breve dialogo delle quattro del mattino con l’illustre collega Rosario. Quando lamentavo la differenza del sonno rispetto alle persone “normali”, lui ebbe a precisare che almeno si viveva di più ed intensamente.

     Ora a conclusione, non vorrei invitare i miei lettori a perdere il sacrosanto sonno. Voglio ricordarvi, tra l’altro, che non è importante la quantità, quanto la qualità di quest’ultimo. Semplicemente, vivete bene e possibilmente meglio il vostro tempo, scorcio di questo passaggio terreno.

    Oggi ho reincontrato con piacere, a Santa Maria La Carità,  dopo dieci anni, nonna Michela, tra poco 94enne. La prima esortazione mossa alla nipote Liberata è stata di offrirmi il caffè. Mi dicono che è esso è stato un segreto della sua longevità.

     Oggi la mia bella Italia chiude per ferie. Come Mario, molti di voi tornerete col paradosso della vostra vacanza: la voglia di riposare. In compenso però, tornerete con un carico di  emozioni vissute al caldo del ferragosto. Questo clima vi concilierà più debito di sonno in cambio di più vita.

     … Buon divertimento allora, tanto per dormire, ci sarà tempo …

    August 01

    Sogni

         In più di una occasione ho avuto modo di fare riferimento alla parola: Sogni.

     Certo come tutti gli argomenti che tratto di recente, la letteratura che si potrebbe sviluppare intorno ad essi potrebbe essere praticamente infinita.

    Nella fattispecie, si potrebbe spaziare dall’Interpretazione dei sogni di Freud alla lettura del più comune libro relativo alla cabala. Così come potremmo riferirci alla nostra vita onirica. O ancora a quando, come si usa dire, sogniamo ad occhi aperti.

     L’argomento che sta a me particolarmente a cuore riguarda i nostri sogni come obiettivo, motore della nostra esistenza.

    Immaginiamo per un momento di vivere in una condizione in cui non desideriamo nulla, di conseguenza restiamo privi di stimoli. Che noia, quale senso di inutilità e nullità pervade la nostra mente.

     C’è chi sogna con l’ottica dell’ecologia, un mondo che gira senza bruciare petrolio. C’è chi lo vorrebbe senza guerre.

    Poi c’è chi “narcisisticamente” sogna di diventare famoso, riconosciuto e riconoscibile a livello socioeconomico; magari ricco calciatore, fidanzato con una velina; attore o cantante; imprenditore frequentatore dei più importanti salotti del jet set nazionale ed internazionale.

     Ovviamente potrei andare avanti ore in questo elenco, in cui rischio di cascare, interrompendo la stesura di questi pensieri.

     Io mi ritengo un sognatore, principale causa per il quale Vi scrivo e Vi parlo in TV.

     Investo la totalità della mia esistenza nel perseguire i miei “dreams”. Questo mi fa sentire vivo e mi dona dei pregi (concedetemi di fare lo splendido, facciamo finta che io non abbia difetti).

     Anche fare la modella o soubrette è un desiderio ricorrente e quindi un sogno-obiettivo recente sta nel vedere Sorrento come Salsomaggiore. La novità sta nella Miss Italia baby su cui stiamo lavorando per l’imminente 10 agosto. Miniature di miss, di età compresa tra i quattro ed i nove anni, sfileranno sulla passerella della terrazza del Circolo dei Forestieri, la quale mira il nostro bel Golfo di Napoli. Anticipiamo i tempi, in armonia col costume della nostra moderna società.

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     Se vorrete essere con noi, fatemelo sapere alla mail: d.tv@hotmail.it  

    July 26

    Matrimoni

      Quest’anno credo sia stato quello con il maggior numero di matrimoni che riguarda i miei amici più cari. In particolare questo periodo estivo, come accade sempre, è affollato di date con il lieto evento. Oggi, mentre siamo in lettura,  Daniela e Pasquale, dopo il vergine percorso di un tranquillo fidanzamento durato dodici anni, giurano di trascorrere tutta la vita insieme in una chiesa di Posillipo. Seguirà la tradizionale cena e poi una serata all’americana con un Wedding Party in giardino.

      Ogni volta che ci sono occasioni simili, mi sorge qualcosa che mi turba non poco: mi scatta sempre  la stessa domanda: si amano veramente tanto, al punto di voler trascorrere tutta la vita together, finché morte non li separi ?

     Il mio pensiero, tanto per dirla subito, va ad un paio di amiche (se ci rifletto diventano molte di più) che si sono già sposate o stanno per farlo.

     Non farei il loro nome neanche sotto tortura, ma purtroppo non sono tanto certo che la persona con il quale hanno deciso di stare sia quella che loro sognavano. Di qualcuna, conosco abbastanza la storia personale, per affermare che avrebbe preferito stare con chi si è separata  antecedentemente.

     Non sempre le vicissitudini volgono al meglio e se un partner si allontana scegliendo un’altra strada, a chi resta lì impalato, non resta che rimboccarsi le maniche ed andare avanti. Si tratta di compromessi che si stipulano con se stessi, autoconvincendosi di essere innamorati per fare figli mettendo su famiglia.

     Resta un magone nell’animo, che io leggo in chi era veramente innamorata, per esempio, di un mio amico e che oggi si ritrova con un “amore estraneo”.

    Scelte obbligate dunque, dettate da chi è scappato via costringendo a chi è rimasto lì ad attendere e sperare, di sopravvivere in altro modo.

    Mi dispiace per le amiche, vederle continuare il loro percorso, orfane del loro grande ed unico amore. Vanno o andranno giù per le strade della vita accompagnate dal loro buon marito e dai loro splendidi figli. Nel cuore di queste donne però regnerà il segreto più  inconfessabile. Il sogno irrealizzato di condividere la loro vita con lui. La rabbia per gli errori che hanno portato a tale mancanza. La malinconia dei ricordi. Il tentativo di sostituzione di chi si è amato veramente in chi si crede di amare oggi; la terribile proiezione dell’immagine arcaica su quella attuale.

    Freud diceva che “si tende sempre a tornare ai primi amori”.

    Un desiderio che peserà per sempre più di quanto noi immaginiamo.

    Fortunati coloro che sposano chi hanno amato per primi sinceramente. Hanno una maggiore probabilità di felicità e continuità.

    Ditemi voi allora: cosa è bene, secondo voi.

    Chi nell’insicurezza dell’oggetto d’amore non compie il grande passo, rischiando di rimanere solo? Oppure chi si butta a capofitto, sperando nella rimozione del vecchio e sperando nella creazione del nuovo amore?

    “Al cuor non si comanda” recita l’antico detto.

      Lo sapete: è drammaticamente vero.

     

    July 19

    Emigranti... risorsa del sud

       CIMG1661Questa settimana voglio agganciarmi alla scorsa rubrica, quando mi rallegravo degli incontri che facevo con i miei telespettatori e lettori.

      In questi giorni d’estate il fenomeno mi si è sovente ripresentato. Nella fattispecie mi riferisco agli emigranti che grazie al periodo di vacanza dal lavoro, approfittano per venire giù a ritrovare i propri cari. Li incontro per strada, sui lidi, nei locali ed il fenomeno è sempre particolarmente emozionante. Quando li incrocio, i loro sguardi si illuminano; non esattamente per la mia persona, quanto per quello che rappresento: una sorta di ambasciatore della loro terra.

     Quando si vive lontani, il ricordo delle proprie origini si veste di magico. Un velo di poesia per la propria città e le sue genti.

       Per uno come me, che si prodiga da anni nella ricerca degli eventi e delle persone che contribuiscono allo sviluppo di questo territorio, incontrare coloro che lo seguono, è la ricompensa per il grande lavoro che c’è dietro alle trasmissioni tv o agli articoli.

     Alfonso vive a Roma da una vita, ma è gragnanese e metropolis tv è il suo riferimento. Nicola si è trasferito a Milano e dal web mi insegue per individuare qualche scorcio delle sue strade.

     Emma si è trasferita ad Imola da pochi anni. Lei è stabiese verace. Si è voluta sposare con il napoletano Raffaele, nella punta degli innamorati, a San Lazzaro di Agerola. In quei luoghi io ho trascorso parte dell’infanzia. Ricordo con tenerezza quando a bordo della mia biciclettina Graziella, andavo a disturbare la quiete delle coppiette che si abbracciavano sul mare di Amalfi. Rivedere i freschi sposi è stato un miscuglio di emozioni: nostalgia del passato e malinconia nel vederlo allontanarsi. Ma anche gioia della constatazione del presente: vivere nella bella Romagna con l’antenna puntata sul canale 902 di Sky che irradia, nella mia trasmissione e quella di altri colleghi, un pezzo della loro casa.

     Quando si nasce e forma in una terra, anche se talvolta sporca, fisicamente e socialmente, è molto difficile tagliare il cordone ombelicale che si ha con essa.

     I motivi che hanno spinto i miei amici ad andare via saranno svariati, ma se posso concedermene uno su tutti, sarà stato certamente la ricerca di una vita migliore. Magari l’hanno già trovata. Di noi non si dimenticano però, che coraggiosamente siamo rimasti qui, o forse vigliaccamente non abbiamo avuto il coraggio di andare via. Ci vogliono bene. E’ scritto negli occhi lucidi di gioia di chi parlando del passato lascia trapelare l’amore per le  proprie origini. Lo leggo negli occhi velati dal dispiacere di chi riparte con l’ennesima valigia carica di ricordi.

      A voi chiedo, anche da lontano, di fare qualcosa per una migliore sorte della vostra terra. Anche se i vostri figli nasceranno lontano da qui, quando ritornerete con loro, dovranno essere orgogliosi del paese di mamma e papà.

      Buon viaggio di ritorno e… buona fortuna !

     

    July 14

    Il tempo senza tempo

    DSCF0002  Tutti sanno che lo scorso 3 luglio ho compiuto 72 anni e con l’occasione ringrazio coloro che si sono ricordati di questo importante traguardo. Era già da un po’ che facevo i calcoli degli anni trascorsi dalla mia data di nascita e sempre di più cadevo in uno stato confusionale: la mia vita sembrava essersi scissa in più fasi, addirittura raddoppiata.

      Ognuno di noi guardandosi indietro organizza i propri ricordi con delle bandierine che rappresentano eventi importanti,  grandiosi o drammatici, come il primo bacio, la maggiore età, un incidente, l’acquisto della prima auto.

    Quando io vado in flashback, mi sembra di calarmi in un’altra vita, avendone vissuta una parte in un contesto diverso, con la sensazione che sia passato un tempo grandissimo.

    Allora mi chiedo: che cosa è il Tempo?

     Il solito vikipedia mi recita: “Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Quest’ultimi possono essere descritti in un tempo che può essere passato, presente o futuro. La complessità del concetto è da sempre oggetto di studi e riflessioni  filosofiche e scientifiche da parte dell'uomo.”

     Ok. Gli eventi trascorrono in ciò che è stato, che è, che sarà.

    Il nostro passato immediato (cosa avete combinato ieri sera?) oppure quello di uno o sei anni fa. Il nostro presente immediato (stiamo  leggendo il giornale) oppure quello di oggi, con il programma della giornata o del week end. Poi l’affascinante futuro, in cui ci piace riversare i nostri sogni, pensando che sarà migliore con il nostro amore ed una vita più ricca.

     Questo l’aspetto filosofico. Quello scientifico invece è più prossimo ai numeri.

     Quante volte abbiamo guardato l’orologio da quando ci siamo svegliati stamattina? L’unità di misura più vicina al ritmo biologico umano sono i secondi. Tic tac che scandiscono il tempo, specie quando prima di addormentarci, di notte, li ascoltiamo. Poi le ore su cui fissiamo i nostri appuntamenti; i giorni su cui scandiamo le settimane; gli anni su cui fissiamo i nostri importanti traguardi.

     In realtà io ho la sensazione che il concetto di tempo sia assolutamente empirico, direi personale. Ciò che in questo articolo sto cercando di contemplare è quello relativo al concetto di età. Spesso si sente dire che l’importante è essere giovani dentro. Io voglio interpretarlo con la voglia di conservare quanto più possibile la capacità di essere attivi, produttivi, costruttivi, auspicando che la salute ci sia sempre amica.

    Lo scorrere del nostro tempo dev’essere uno straordinario percorso verso la costruzione di qualcosa. Magari se metteremo su una bella famiglia con tanto di marmocchi e realizzeremo un’azienda: la nostra società occidentale ci farà anche un bell’applauso.

     Gestiamo il nostro tempo al meglio dunque, perché il presente non esiste, è già passato. C’è solamente un futuro, che è già arrivato.

      Il mio tempo vola. Mi diverto su questo aereo. Mi hanno raccontato del decollo dandomene anche una data. Ho fissato nella mia memoria ciò che più mi piaceva. Ho rimosso le turbolenze. Ora navigo e quando ho l’energia aumento pure la quota. Spero in un atterraggio morbido e quanto più lontano possibile. Arrivederci amici lettori di Metropolis quotidiano e telespettatori di Metropolis TV. Vi incontro sempre con grande piacere lungo le vie della terra e dell’etere, specialmente quando mi criticate o elogiate. Il nostro tempo sta volando e noi con esso. Buon viaggio …

    July 06

    L'amore nella calda estate

     

       L’articolo della scorsa settimana ha destato un’ondata d’interesse fuori dalle mie aspettative.

    L’errore di posizionamento delle parole nella frase: “Chiedimi se sono felice nella mente” ha certamente contribuito alla riflessione di tutti voi. Vi confesso che io stesso, ancora adesso, mi sto chiedendo cosa possa essere la felicità nella mente. Come se esistessero altri tipi di felicità come quella del cuore, dell’animo, del corpo.

      Questa settimana vorrei sfiorare l’argomento più discusso e contemplato. La causa di quasi tutti i dispiaceri e depressioni. Ma anche della felicità e dell’entusiasmo di vivere: L’Amore.

      La marcia dell’estate è di nuovo ingranata e con essa le tempeste ormonali che coinvolgono e sconvolgono.

      Molte coppie si sfasciano con scuse spesso banali, per dare la possibilità ai partner di potersi tradire “legalmente”. Complice il clima, i tramonti e le stelle, capita spesso di invaghirsi di altre persone ed allora creando un allentamento virtuale, ci si abbandona ad un’avventura, che normalmente dopo la passione di un paio di volte si spegne, tornando redenti sui propri passi, più innamorati di prima.

      Io, che ho provato gusto a cercare le definizioni, leggo: L'amore è un sentimento intenso, totalizzante e tendenzialmente esclusivo rivolto verso una persona, un animale, un oggetto, o verso un concetto, un ideale.

      In questa sede è dell’amore verso una persona che voglio parlare, scoprendo magari che l’essenza dei comportamenti è comune a tutti gli esseri umani, al di là di età, razza e religione.

      Innanzitutto quando si è innamorati l’ottica si focalizza sulla persona amata. La vita sembra dipenda esclusivamente da essa. Qualsiasi gesto è riconducibile al quel sentimento. È emozionante ma purtroppo spesso drammaticamente opprimente. Si tende a perdere autostima, ambizione. Quando non si trova corrispondenza, si può perdere addirittura la voglia di vivere.

      Interessante la tragicomica vita di una persona che conosco bene: Si è accorto di essersi innamorato solo quando era sicuro di essere stato abbandonato. Con una vena malinconico-masochistica si è rimesso alla ricerca della sua anima gemella. Ha trovato donne di tutto il mondo disposte a mettere fine alla sua solitudine. Bellissime, anche nella purezza dell’animo, molto più giovani di lui ma con le idee chiare su come realizzare il loro futuro. Vari tentativi nell’intessere relazioni con alcune di esse che hanno lasciato una scia di sofferenza ed amarezza.

    Una volta una sua amica gli ha detto: <<Sei solo innamorato dell’amore. Se non ti fermi, mai lo troverai>>. Forse, per lui fermarsi alla realizzazione del suo sogno, significherebbe mettere fine ad un percorso fortunato che gli dona, nell’avanzamento degli anni, gioie e soddisfazioni inimmaginabili.

      Troverà dopo tanto tempo una cartella sul suo computer col nome della sua fidanzata e la parola …Fine… Ci sono le canzoni che lei ha raccolto nel flashback della loro storia e nell’amara consapevolezza del fallimento del suo sacrificio. Anna Tatangelo in “Quando due si lasciano” o “L’amore più grande che c’è”. Antonacci in “La tua ultima storia d’amore”. Mina in “Amoro Mio”.

    So che piangerà mentre leggerà queste mie parole.

    Vai amico… buon viaggio e buona fortuna. Nella tua cartella Ramazzotti e Tozzi ti cantano “Tu vivrai”.

      Vorrei solamente sperare che non incuterai nelle donne che incontrerai la sofferenza che hai patito per colei che hai lasciato ti abbandonasse nella strada della tua solitudine. Lei ha dipinto il tuo percorso in questo contenitore che ha riempito anche con le canzoni dei Negramaro, dei Tiromancino e Le Vibrazioni. Il destino te l’ha fatta ritrovare dopo mesi, come il testamento di chi rischia di restare vittima dell’amore che non ha saputo vivere.

     

    June 28

    Chiedimi se sono felice.

    Stamattina mi sono svegliato con questa domanda: <<Chiedimi se sono felice nella mente.>>

    Mi sono ricordato che è il titolo di un film del celebre trio Aldo, Giovanni e Giacomo; ma a dire il vero quello che mi passa per la mente non ha niente a che fare con la trama della pellicola.

      A gennaio, nell’ultima notte a Capo Verde, un viaggiatore che incontrai per caso di fronte all’oceano mi disse: <<Per capire dove deve andare la tua vita, chiedi alla persona che ami se è felice>>.

    Io questa domanda gliel’ho formulata in grave ritardo solamente ieri e la sua risposta ha sposato la mia tesi di sempre. La felicità non esiste, se non per pochi attimi.

      Ancora una volta voglio ricorrere al vocabolario e poi magari cercarmi un aforisma a condimento dei miei pensieri.

    -Detto di persona, che ha piena contentezza d'animo, temporaneamente o in modo duraturo; nel secondo significato equivale talvolta a "fortunato".-

      Certo chi ha avuto la fortuna di trovare ciò che cercava si può ritenere felice. E’ il caso della mia amica Silvana che ha risposto positivamente alla mia domanda, perché ha incontrato l’uomo che l’ama con tutto ciò che il matrimonio le porterà.

     In antitesi però mi ritrovo a leggere questa frase di un tal Spike Millingan:Le ho chiesto di sposarmi, e lei ha detto no! E da allora viviamo felici e contenti.”

      Oppure trovo una frase che in questo momento mi dona un sorriso:Lo scapolo è colui il quale, per non fare infelice una sola donna, sceglie di renderne tante felici.” Ci sarà un motivo per cui Oscar Wild reclamava una tassa per chi non era ammogliato, perché secondo lui più felice.

     C’è da dire che a contribuzione della nostra contentezza vi è certamente il fattore inconsapevolezza. Questo aforisma recita: “Una persona non è mai felice se non a prezzo d'una certa ignoranza.” Certo ignorare che la nostra amata potrebbe tradirci o che potremmo morire all’improvviso in un incidente, non ci fa stare male e quindi viver più felici.

    Chi non si ricorda del grande Troisi: <<Ricordati che devi morire! Eh, mò mo ssegn’>>

    Qualcuno ha detto: “Chi sa capire tutto è molto infelice” ed a mio avviso è drammaticamente vero.

    Più leggerezza dunque?

    La nostra vita è una ricerca continua della felicità. Le persone che frequentiamo e gli oggetti che utilizziamo sono i nostri mezzi per tale raggiungimento. I nostri partner, i nostri amici, le auto, i vestiti, le belle case, i nostri hobby.

      Un traguardo che crediamo di raggiungere mai e insoddisfatti ne cerchiamo sempre qualcuno più in alto. Ciò è bene per la nostra crescita e miglioramento (si può definire ambizione?), ma purtroppo non ci permette mai di godere appieno della nostra agiatezza.

      La vita allora potrebbe rivelarsi una lunga attesa per qualcosa che forse mai arriverà. Solo chi frena le proprie velleità e si accontenta, può ritenersi felice.

    Alexander Smith disse: “Non siamo mai felici; dobbiamo solo ricordare che lo eravamo una volta.”

     Vi saluto con questa foto, scattata nell’antico borgo di Marina Grande, in una lieta estate che ben si sintonizza con questi giorni.

     Il mio nuovo 3 luglio è alle porte: secondo compleanno volutamente “solitudinario”. Io vivo nell’attesa del mio più gran regalo che immagino mi condurrà alla felicità. Cià.

     

    June 24

    Pericolo e paura

     DSCF8461 “La paura è una intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto”.

    Questa è la definizione della paura che ho attinto dal grande pozzo di internet in Vikipedia.

      Ho cercato poi un’altra interpretazione ed ho trovato queste considerazioni su un blog: “E' una brutta sensazione, perchè ti distrugge dentro, ti fa soffrire ed inoltre ti blocca, ti ferma, non ti fa fare quello che vorresti o dovresti fare. E' come un dolore che oltre a farti male ti paralizza e non ti fa muovere. Superandola ci si libera sia dal dolore che dallo stato di blocco in cui ci si trovava. Al posto della paura subentrano il coraggio, la voglia ed il piacere di fare! La voglia di andare avanti!”

      Credo che la nostra vita sia caratterizzata in modo significativo da questa emozione che ci si manifesta, a diversi livelli, anche più volte nell’arco di una sola giornata. Ci costringe a dover compiere delle scelte. “La paura è una sensazione ke proviamo qnd klks ci sembra più potente di noi!” diceva una tale Antonella sullo stesso blog, con questo linguaggio da telefonino.

      Decisioni che dobbiamo assumere, spesso in modo fulmineo.

    Ritrovarsi nel bel mezzo di un rapina o una rissa. Percepire il pericolo e capire se siamo in grado di combatterlo o dobbiamo eventualmente evitarlo con l’immobilità o la fuga. Davanti a noi c’è qualcuno che prova le stesse emozioni e controvaluta le  possibilità in base alla propria idea di potenza.

      La paura è un'emozione governata prevalentemente dall'istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza dell'individuo ad una presunta situazione di pericolo; si scatena ogniqualvolta si presenti un possibile rischio per la propria incolumità e di solito accompagna un'accelerazione del battito cardiaco e delle principali funzioni fisiologiche di difesa.

     Minore è l’età, minore è la percezione del pericolo. I giovani estremizzano e si sentono invincibili. L’idea della morte è lontana o assente. Vanno al massimo, sempre.

      Io da bambino mi lanciavo dalla bici come uno stuntman. Mi inclinavo nelle curve con la mia moto 50 come un pilota. Mi lanciavo da altezze equivalenti al terzo piano di un palazzo come un tuffatore acrobatico. Gesti che non tenevano conto della pericolosità di cui oggi avrei una soglia percezione molto diversa.

      Sfogliando un vocabolario leggo: “Forte turbamento d'animo per un pericolo presente o prossimo, reale o immaginario o accresciuto dall'immaginazione”.

     Sovente accade che chi ci vuol bene incuta in noi degli stati ansiosi per dei pericoli che secondo noi sono acuiti dalla mente di chi ce ne avvede. E’ il tipico esempio della madre verso il figlio. Non è un caso che il bambino alla nascita sia capace di nuotare e poi ne perda la capacità quando “spaventato” dal genitore.

    Impariamo dunque a gestire le nostre paure, vincendole in modo coscienzioso ed astuto. Miglioriamo la nostra capacità di percepire i pericoli dunque. Andare a dormire la sera temendo l’eruzione del Vesuvio con la speranza che l’Osservatorio ci avvertirà per tempo. Ma anche semplicemente salire su una scala, usare un coltello da cucina, guidare un veicolo può essere pericoloso per se stesso e per gli altri. Paure che subiamo ed incutiamo continuamente.

    Tutto ciò può trasformarsi in stress sul nostro organismo fino a scatenare vere e proprie patologie.

     Per vivere bene e preferibilmente a lungo, c’è bisogno della conoscenza di ciò che ci circonda. Minore è l’ignoranza, minore è la paura nella consapevolezza di cosa o chi incontriamo sul nostro cammino.

    … Ho appena ricevuto una inaspettata telefonata da Londra: Devinder è sul volo per Napoli. Mi affretto per andarla a prendere in aeroporto. Temo però le sue paure sui maleodoranti cumuli di rifiuti che si ritroverà davanti quando saremo in giro per le strade cittadine… ciao io vado. Coraggio ! Con saggezza.

     

    June 06

    Parità

      Una volta sentii parlare del mestiere più antico del mondo. In primis pensai a qualcosa che fosse legato alla pietra o al ferro. Tutti voi invece, sapevate già di cosa si parlava. Giusto ?

    Ci sono donne che fin dall’antichità hanno usato il proprio corpo come strumento per guadagnare denaro.

    C’è chi lo ha fatto per sopravvivere. Chi invece si è resa conto ad un certo punto della sua vita che “darla gratis” era uno spreco. Perché dunque non lucrare su un tale bene, pensavano ?

    Spesso faccio riferimento ai miei viaggi, dove di donne che mi hanno chiesto soldi ne ho incontrate tante. Sapete che all’inizio mi scandalizzai, poi mi divertii, poi volli studiare il fenomeno.

      Nessuno ha mai creduto alla mia tesi che al ritorno dal Brasile non combinai nulla di ciò che si può comunemente immaginare.

    Esperienza incredibile quella della discoteca “Help” di Copacabana, a Rio de Janeiro, a pochi passi dalla casa in cui ero ospite.

    La sera scendevo con quattro spiccioletti ed il telefonino con cui scambiavo smaniosi messaggi con la mia… terra.  Il percorso lo facevo a torso nudo per mischiarmi tra i brasiliani e non cadere così vittima di “assalti”. Giunto a destinazione per tre sere di seguito mi ritrovai davanti ragazze bellissime, di tutte le taglie ed età. Anche lì ho volli immediatamente vivere l’illusione dell’italiano che piaceva. Macchè. Tutte, dopo una conversazione che durava dai 30 secondi ai 3 minuti, esponevano una tariffa per trascorrere tempo con loro. Ma lì il giornalista che covava in me non voleva rinunciare al diritto di cronaca. Scoprii così che in chiusura, alle 5 del mattino, c’erano i saldi, per chi non aveva realizzato clienti o per chi voleva fare il secondo turno: i prezzi crollavano, fino al 75 per cento di sconto.

    Instaurato un clima di amicizia, appuntai racconti di ragazze che per dare da vivere a figli, parenti ed incredibilmente anche a fidanzati e mariti, erano costrette a fare quello che tutte loro definivano “lavoro”.

      Questa è un’ennesima prefazione ad una riflessione. Perché le donne devono poter chiedere qualcosa per fare sesso ?

    Non potrebbe essere che per la parità dei sessi da tempo recriminata, non possa anche l’uomo chiedere qualcosa in cambio.

    Chiedo a voi uomini: vi è mai capitato di essere a letto, magari nella posizione che piace molto a loro per il raggiungimento del massimo piacere (lui sotto, lei sopra) e di sentirvi usati ?

    Sarebbe ora di smetterla con questo vittimismo da parte delle donne che si definiscono oggetti. Non potrebbe essere che sia l’uomo a compiere un’opera di cortesia per delle prestazioni che elargisce?

     C’è una grande offerta di femmina a pagamento, perché ci sono tanti maschi bisognosi ad ogni costo.

    In questi giorni sentivo parlare di un ragazzo napoletano che girava il mondo per fare compagnia a belle signore facoltose. Credo di poterlo definire gigolò. Giusto pensavo a farsi pagare per la profusione delle sue energie.

    Lo sanno tutti nel mondo che in Italia il maschio è ben predisposto qui e per di più, è anche gratuito.   Nei paesi più evoluti, il cosiddetto sesso forte non sembra avere molta voglia; nei paesi più poveri invece la donna deve pagare.

    Ricordatevi che la donna che di diverte di più, perché la festa si tiene in casa sua !

    Evviva ancora il fascino del maschio latino, ma abbassassero la cresta le donne italiane che se la tirano oramai troppo (anche le bruttarelle) e le straniere che giunte nel nostro territorio fanno più rifiuti (nel senso di negazione) in una settimana che in tutta la loro vita nel loro paese.

     A me è capitato di sentirmi usato come strumento per donare piacere. Poiché l’idea di chiedere merce di scambio per le mie prestazioni rimane solo una battuta provocatoria, ho deciso di fermarmi. In attesa di concedermi solo per amore.

    Care femministe, volevate la parità ? Perfettamente raggiunta.

    May 30

    LA NOSTRA STORIA

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      Qualche giorno fa, nel marasma euforico dei festeggiamenti per la salvezza della Juve Stabia, tra un gavettone e l’altro, il giornalista Gianpaolo Esposito riuscì a fare riferimento ad uno dei miei ultimi interventi. Con un bel sorriso stampato sulle labbra, ebbe modo di dirmi che il racconto di Cuba, collimava perfettamente con quello che gli avevo riportato dieci anni prima, fresco di ritorno dal viaggio.

      Questo episodio mi dà un’ottima occasione di aggancio per l’argomento che penso di sviluppare questa volta: la storia. Quella con la “s” minuscola riguardante le nostre più o meno brevi vite; la Storia con la “S” maiuscola relativa a tutti i tempi, almeno quelli che riguardano l’umanità a noi più prossima.

      Ognuno di noi, dai primi giorni di vita fino agli ultimi, scrive delle pagine, che restano stampate nella nostra mente. Sono lì, riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo. Spesso ci sono episodi remoti con persone che mai più cancelleremo dal nostro percorso. Charlie Chaplin diceva:<< ci vogliono tre minuti per capire che una persona è speciale;  una settimana per frequentarla; una vita per dimenticarla >>. Microstoria che può influenzare anche la vita di altre persone, tramutandosi addirittura in Storia universale. Talvolta, l’arricchimento personale di un imprenditore o un politico, può sortire effetti sulla collettività. Ad esempio personaggi che nel passato fecero edificare per se stessi grandi dimore, hanno consegnato ai posteri maestosi palazzi e giardini. L’esempio tangibile è l’architettura rinascimentale che si sviluppò in Italia, che in una sorta di gara di prestigio tra le famiglie della nobiltà dell’epoca, ha consegnato all’umanità un patrimonio inestimabile di immobili e cultura. Non parliamo del senso di campanilismo che mi avvolge, quando viaggiando in giro per il mondo ho carpito imitazioni del nostro genio: dalla Francia di Parigi, alla Russia di S. Pietroburgo, passando dalla U.S.A. di Washington. Se torniamo indietro all’antichità con le norme tramandate dall’impero greco e romano.

     Quando vivevo nella capitale, non c’era angolo di strada dove non toccavo il passato. Ricordo che adoravo gironzolare con l’auto di notte per una sorta di bizzarro viaggio nel tempo. Mi spostavo tra il Colosseo  ed il Pantheon, Piazza di Spagna, Via del Corso, Piazza del popolo, il Vaticano. Di giorno in ufficio semmai tendevo a dimenticarlo, ci pensava il romano de Roma, a ricordarmi con orgoglio la gloria della sua città che ancora oggi crede essere “Caput Mundi”. Intanto mentre quest’ultimo si adagia sul patrimonio che lo fa vivere di rendita per il turismo, ci sono gli asiatici che lavorano come formiche, pronti a mangiarsi vivi un’occidente che è troppo impegnato a godersi la vita.

      E’ appena salito un signore di 80 anni su per la scalinata. Si è fermato davanti al “Bagattelle”. Ha gli occhi che gli lacrimano, non so se per la cataratta o per l’emozione. Mi racconta che lui qui faceva il cameriere. Gli episodi e le atmosfere che mi tramanda sono gia mie. Mi sembra di vederli gli ufficiali inglesi ed americani, con le belle signore dell’epoca che si godono lo spettacolo della tarantella.

      Quando i professori mi davano da studiare la storia, da studente la vivevo come una coercizione. Ma oggi quando cammino lungo le strade della mia terra, colgo ogni dettaglio del mio passato.

      I bagni della Regina Giovanna; la collina di Varano con le sue ville; la via Stabia che da Nocera conduceva a Pompei. L’anfiteatro è ancora lì. Li vedete i nocerini che fanno una grande rissa con i pompeiani, fino a costringere il governo di Roma a chiuderlo a tempo indeterminato.

      La storia è nostra! Quella dei nostri predecessori e della nostra vita recente. Se manteniamo la consapevolezza di questo, potremo fare ancora grandi cose!

    May 24

    Fedigrafi in aumento

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           Avevo rimandato l’argomento un paio di rubriche fa ed eccolo riaffacciarsi ancora.

    La fedeltà nei rapporti d’amore.

      Paradossalmente coloro che sono i principali indiziati, sono a mio avviso, i meno peggio. Parliamo di coloro che lavorano nel mondo dello spettacolo, davanti o dietro le quinte. L’uso che fanno dei mezzi di comunicazione amplifica le loro vicissitudini, fin quando reali addirittura le falsano. Attori, cantanti, artisti vari con i loro manager o assistenti appaiono come tanti “sciuparapporti”. Spesso vengono dipinti come  dei gran “zozzoni”. In realtà sono persone normalissime con la limitazione di non poter agire in anonimato.

      Ci sono invece professioni che fanno scivolare nell’adulterio. Parliamo ad esempio di chi è in giro sulle strade per lavoro. Forze dell’ordine che durante i loro controlli si ritrovano a chiedere numeri di telefono a belle signore o signorine che con la loro simpatia cercano di evitare il verbale. Oppure netturbini che alla guida dei loro mezzi si ritrovano nel cuore della notte ad accompagnare turiste in difficoltà.

     C’è una categoria notoriamente considerata rischio. Quella degli idraulici. Tecnici che per riparare tubazioni difettose si ritrovano di giorno a casa di casalinghe sole. I parrucchieri a contatto del cuoio capelluto di donne che sono costretti per lunghi periodi ad ospitare. I proprietari di negozi di cosmetica, abbigliamento o intimo.

    Non parliamo di quello che accade in luoghi affollati come ministeri ed ospedali. Centinaia di dipendenti, tra dirigenti e quadri vari, che si intrecciano come nelle vecchie soap-opera che guardano le nostre mamme.

     Ma se il poliziotto è soggetto ai turni, compresi i notturni e gli straordinari, almeno che non faccia servizio molto lontano, di poco riesce a sfuggire al controllo del partner. Così come il commerciante all’interno dei suoi orari di negozio.

     Nella classifica dei meglio camuffati, ci sono un paio di categorie che possono godere di molte attenuanti.

     La prima è quella dei liberi professionisti, che per le difficoltà che comporta il loro difficile lavoro, si ritrovano spesso in trasferte, riunioni, ritardi imprevisti o il telefono scarico per il troppo utilizzo.

    Poi i migliori sono i rappresentanti. Occupazione dinamica ed itinerante. Richiesta simpatia e cordialità per la miglior vendita. Non hanno orari e spesso si ritrovano in luoghi dove la copertura cellulare non arriva.

     Tradimenti e gelosia. Fresco l’episodio di ieri sera a mezzanotte. Una coppia di norvegesi: lei rossiccia, 40 kg, lui alto, sembrava il cugino di Schwarzeneker. Erano nel locale in cui lavoro quando ad un certo punto si perdono di vista. Il bestione comincia una ricerca spaventosa ficcandosi nei posti più remoti. Quando la trova la percuote. Io invito una mia amica a non mettere dito tra moglie e marito. Quando il fatto sembra essersi placato, lui la solleva in aria dal banco del bar e la fa volare fuori. Lei cerca ancoraggio sul mobile d’ingresso ma dopo esserselo trascinato dietro si ritrova attaccata alla ringhiera esterna. Grida e pianto. Tutto risolto oggi. Resterebbe da capire le motivazioni di tanta frenesia nell’essersi persi di vista per 30 secondi.

     Non sia mai tutte le coppie dovessero scannarsi come il simpatico articolo “iL” di 24 ore fa !

    Vivi e lascia vivere. Se il tuo ragazzo in divisa, va a mangiarsi un saltimbocca con la sua collega con l’auto d’ordinanza sulla strada per il Quisisana, vorrà dire che si sarà inventato un nuovo luogo per fare posti di blocco. Se tuo marito tarderà nel rincasare, magari lo avrà fatto per un maggior guadagno. Se scapperà un massaggio in più alla testa, sarà per una mancia.

     Mettiamo da parte la gelosia e cerchiamo la fiducia. Ma secondo voi, sarà possibile trovarla ?

     

    May 17

    Il coraggio mancato

       DSCF9221Lunedì scorso ero nei corridoi di Metropolis Tv ed un collega mi chiedeva quale sarebbe stata la prossima tappa della mia vita che avrei raccontato tra queste righe.

      Io avevo già in mente l’argomento, ma troppo presto mi sembrava per mettere giù questi  pensieri ed allora come al solito, rimandavo . Giungiamo in un batter d’occhio ad un nuovo appuntamento, in ritardo di 24 ore.

      Nell’oramai lontano 1998 (10 anni fa?), ricordo di essermi ritrovato insieme ad altri 9 turisti sull’isola guidata da Fidel Castro. Laggiù feci il mio primo grande “rimando”.

    La prima sera fusi dal fuso orario, per non perdere un attimo del nostro prezioso tempo, incuranti della stanchezza andammo in una discoteca, che guarda un po’, si chiamava Capri. I miei nuovi compagni di viaggio cominciarono subito a divertirsi ed a ripetizione fecero delle simpatiche amicizie. Mentre cercavo di prendere cognizione del contesto in cui mi avevano catapultato, decidevano di andare a nanna, ma io ero l’unico ad essere rimasto single.

      Per fortuna una bella ragazza con la pelle color cioccolato al latte mi sorrideva e dopo un goffo ballo anche io ero in coppia. Vai a tutta velocità verso la casa particulare. Nel darci una buona notte ricca di soddisfazione per le nostre conquiste, avvertivo una lieve sensazione di pericolo per il mio gruzzoletto ed allora pensavo bene di affidarlo nelle sicure mani del mio nuovo amico poliziotto. Chiuse tutte le porte delle nostre camere, mi ritrovavo davanti la donna che aveva scelto me quella notte già nuda, con i suoi abiti ben sistemati sulla sedia. Il mio fascino latino aveva accelerato la sua tangibile eccitazione e quindi un po’ emozionato mi accostavo a lei per concretizzare il nostro idillio. A pochi centimetri però, un discorso spezzò la poesia. Nel nostro discorso mixato tra spagnolo-italiano-napoletano,  lei cercava di darmi delle spiegazioni per il suo bisogno di soldi. Incominciavamo una trattativa, degna del migliore dei mercatini di provincia. La sua decisione di essere con me, mi lusingava ma nel contempo mi impegnava in una ricompensa, considerato anche  che avevo vinto la gara d’appalto contro un messicano.

    Alla fine della contrattazione  decidevamo di dormire insieme come fratello e sorella. Al mattino però i miei miseri 15 dollari non erano sufficienti a ricompensare la sua compagnia. Dovevo quindi salire sopra a disturbare il mio tesoriere Franco, aggiungendo alla cifra pattuita i soldini per il taxy.

      Piccolo trauma da playboy in trasferta, costretto a pagare una donna cui voleva generosamente cedere le proprie energie. I giorni successivi li trascorsi a girare il mio reportage televisivo, da ambizioso giornalista in erba. Purtroppo nessuno del mio gruppo poteva essere coinvolto nella mie immagini. Ognuno di loro ufficialmente si trovava da qualche altra parte, magari in qualche fantomatica fiera.  Decisi di sganciarmi e consapevole dei rischi che correvo nella grande Havana, cambiai alloggio. Mi ritrovai a casa di Pablo, cubano sposato con una veneziana (n.d.r. donna di Venezia). Finalmente una vita normale. Donne che uscivano con noi per il gusto della nostra straordinaria compagnia. Una sera andammo in un locale. <<Arriva l’italiano ! Bottiglia e  bicchieri>> gridò qualcuno. Mi sentii una star. Mi abbandonai al mio ennesimo ballo caraibico, corpo a corpo. Patapunfete, al momento di massima eccitazione scattò l’ennesima richiesta economica. Chiamai Pablo, perché qualcosa non quadrava, visto che io in qualità di amico mi ritenevo in quel momento cubano. Lei confermò la richiesta. Che affronto per un “paisano” come lui. Non ho mai sentito pronunciare nello stesso momento la parola “mignotta” in così tante lingue!

    Dovevo ancora una volta cambiare aria ed intanto la settimana volgeva già al termine. Una domenica scoprii l’equivalente dei pomeriggi danzanti nostrani. Poiché il mio saggio tour operator affermava che la notte circolavano solo zocc. e putt., intuivo che il passeggio diurno poteva gratificare il mio sano soggiorno. Entrai in questa discoteca. Tra la prevalente popolazione indigena, individuai immediatamente colei che mi interessava. L’unica ragazza col seno prosperoso che avevo incontrato in tutta la città. Mi avvicinai. Le chiesi di andare al bar a bere una cerveza e colpo di scena, offrì lei col suo dollaro. Bella e pure brava. All’uscita le dovetti parlare a distanza perché parlare con uno straniero poteva essere un atteggiamento mercenario per le dure leggi della dittatura. Mi salutò presto e la mia unica chance fu darle il mio numero fisso. Il giorno dopo alle 14 attesi la sua chiamata. Arrivò con 2 minuti di ritardo. Andammo a prenderla. La guardai attraverso lo specchio retrovisore e dal momento che desiderai avere un figlio da lei, immaginai di essermi innamorato. Era quasi giunta l’ora della partenza e mi aiutò a preparare la valigia. Un bacio con la promessa di rivederci. Non ho mai avuto il coraggio di tornare a prendermi quel raro amore. Quando dopo 6 mesi le telefonai all’appartamento del suo vicino, le ultime parole che ascoltai furono:  <<Mio amor, perché non mi hai più cercato ?>>.

      Yasmelis era un malinconico sospeso, sotituito di recente dalla mia ennesima mancanza di coraggio.

      Nel più segreto dei miei cassetti conservo i loro ricordi che il tempo sbiadisce e mistifica.

      La vita è straordinaria con le grandi opportunità che ancora mi regala. Bisogna che mi sieda a questo banchetto per festeggiare, prima che sia troppo tardi.

    May 09

    A mamm' è semp' a mamm'

           _DSC3121

    Che ve lo dico affare: domani si festeggia ancora un evento. La festa della mamma !

      Vi ricordate la mitica frase delle sceneggiate napoletane ? <<O zappator’ a mamm nun sa’ scord’>>.

    Oppure le parole che ho sentito pronunciare da alcune donne: <<i figli sono della mamma>>.

    Certo sarà per la fisiologia del concepimento, quindi dell’allattamento e poi dell’educazione, che non ci sono dubbi che la femmina abbia un attaccamento maggiore rispetto al maschio verso i figli. Di conseguenza quest’ultimi nella scala degli affetti, tendono sempre a privilegiare lei, anche se di poco.

    L’altro giorno, di ritorno da un reportage televisivo, la mia mammina al consumo del pranzo, mi guardava adirata. Alla richiesta di chiarimento, lei mi diceva che voleva vedermi in altro modo, anzi in una diversa posizione. Io ironizzavo sulla tragedia che le era caduta addosso, nell’avere un figlio come me, salutista nell’alimentazione e nel fitness, non consumatore di droghe o alcool. Lei contrabbatteva che la questione era diversa.

    Beh dopo una riflessione durata un giorno ed una notte, credo di essere riuscito ad entrare nel suo spirito. Un figlio che giunge alla mia età in questo stato, di qualche patologia soffrirà. Forse stiamo parlando della “Sindrome di Peter Pan” ?

    Chissà come avrei guardato alla vita se all’epoca avessi agito diversamente: ritrovarmi  un figlio adolescente oggi (certamente più alto di me, visto come vanno su le nuove generazioni). Oppure una bella figlia dalla carnagione scura ed i capelli ricci (troppo geloso di lei poi…).

    Per una donna, superato un certo numero di anni in cui si è faticosamente portato avanti il mestiere di genitore, pare che l’istinto materno ritorni più forte che in gioventù e quindi l’arrivo del nipote sembrerebbe una gioia ancora più forte, perché più matura e consapevole.

    Io vorrei fare questo regalo a mia madre. Chissà se lungo il mio percorso ho già incontrato l’anima gemella. Sono preoccupato se il monito della mia genitrice dovesse rivelarsi giusto:<<Scegli, scegli, alla fine andrai a finire con la capa nella m…. (n.d.r. letame)>>.

    Il mio nuovo format televisivo rispolvera il peluche che è rimasto nel cuore di molti di voi. Che tenerezza sentirmi chiamare con amore: “pulcino” da una bella ragazza di 22 anni, laddove lei era bimba e noi impazzavamo con quel microfono nei pressi della sua casa in campagna.

      Non è un caso che il mio primo “Pulcino Buono” l’abbia voluto conferire ad una coppia domenica scorsa. 19 anni lei, 21 lui, il coraggio di mettere su famiglia con una bellissima figlia a coronamento di 6 anni di fidanzamento. Auguri ragazzi e bravi per il coraggio.

      Segnalatemi persone che secondo voi vanno gratificate col simbolo del pulcino, per aver compiuto opere meritevoli o atti cristiani. La mia mail è: d.tv@hotmail.it

    Vi saluto lasciando gli auguri a tutte le Mamme che mi ascoltano.

    Quelli speciali vanno ovviamente alla mia, con tutti i sacrifici che compie per noi. E poi quelli silenziosi ad una mamma a cui sono molto affezionato e con la quale non parlerò mai più.

     

    daniele croce

    May 03

    Corna, corna . . .

       DSCF8339“Non rimandare a domani, ciò che puoi compiere oggi” recita l’antico detto popolare. Io però di questa saggezza me ne infischio e puntualmente giungo a parlarvi a pochi minuti dalla stampa.

       Già la mia lettrice amica e critica mi addebita di tanto in tanto degli errori grammaticali, poi il poco  tempo e le frequentazioni fanno da aggravante al mio linguaggio.

      Non è semplice “spiccare” l’italiano, quando per lavoro si parla in inglese, per amicizia in dialetto e qualche altra lingua per diletto.

      Come sempre durante la settimana, come una semplice casetta di mattoni, questa rubrica si autocostruisce con le frasi che voglio trasmettervi e per fortuna segue di solito un filo conduttore.

      Riflettevo in questi giorni sui rapporti umani e nello specifico di quelli sentimentali. Il lait motiv è come sempre signora Internet. Se la scorsa settimana lanciavo la provocazione sul vietarla ai minorenni, stavolta io la vieterei alle persone impegnate da vincolo matrimoniale o “fidanzale”.

    Non c’è sito in cui non ti sparino frasi del tipo: <<Cerchi l’anima gemella? Ti aiutiamo noi, oggi si sono iscritti ventordicimila single !>>.

    Ma chi te l’ha chiesto ?! Sto bene da solo. Anzi l’ho trovata. Addirittura troppe ne ho ! Se ho bisogno, mi basta con un motore di ricerca scrivere una parola chiave e Pufft, il mondo ti si squarcia davanti.

    Ma voi immaginate il tranquillo e felice impiegato che naviga per lavoro ed all’improvviso gli si piazza davanti una donna che aveva sognato prima di trovare la donna che ha sposato. Se tutto va bene si turba e proietta quell’immagine sulla proria partner nei suoi momenti di intimità. Ma se decide di andare avanti, a portata di qualche click?

    Chi si sa muovere con il mouse, lontano dai mercenari, la cosa sconvolgente che molte delle bellissime donne che compaiono, esistono ! Mannaggia alla miseria. Sono reali. Scambi di mail con foto a corredo, alcune telefonate ed il sogno diventa realtà.

    <<C’è chi può e chi non può>> diceva il caro Nino D’Angelo <<Io può>>.

    Se con grandi sofferenze e sacrifici si è rimasti single, tutto è concesso. Vi ricordate in così parlo Bellavista la mitica frase <<A libertà, a libertà, pure o pappavall a vò pruvà>>.

    Ma chi ha avuto la fortuna di trovare l’anima gemella e quindi fidanzarsi o sposarsi, si desse una censura per cortesia.

    Account fasulli con associate schede sim di numeri di telefono segreti, sono il pane quotidiano della maggior parte delle coppie di questo mondo, avvolto dalla rete delle telecomunicazioni.

    Una volta un mio amico all’epoca del telefono cellulare analogico Tacs, si costruì come un giochino dell’ovetto Kinder, un ricevitore per ascoltare le telefonate.

    Un apparecchio simile ad una radio anni 60 che con 2 semplici manopole che all’accensione sembrava dire: <<Signore e Signori, benvenuti allo spettacolo più comico della giornata>>.

    Incredibile, a seconda dell’orario si poteva godere della più svariata programmazione, come il palinsesto di  una radio da intrattenimento.

    Non ho abbastanza spazio qui, ma vi prometto di tramandarvi alcuni dei dialoghi che ebbi la possibilità di ascoltare all’epoca lontana dalle leggi sulla privacy. Argomenti legati al lavoro pulito e non (quante banane vendevano due signori che in stretto napoletano si parlavano). Opinioni tra familiari ed amici (come è piccolo il mondo, una volta ne beccai due che parlavano di me). Ma soprattutto corna, corna. Amanti, amanti (la corsa della signora che corre a chiamare l’amante dal fisso di casa, col bimbo tra le braccia ed il marito nella camera adiacente).

     Divertente e mortificante verso l’amore che dovrebbe unire le persone.

     Alla prossima settimana, dunque per le mie memorie.

    Colgo l’occasione per salutare coloro che hanno ascoltato nella recente epoca digitale, le mie telefonate, sperando di avergli regalato un sorriso durante il loro lavoro di intercettazione.

    April 25

    Internet ? Bene o Male ?

       Le settimane volano e con esse le varie festività. È una coincidenza? O sarà che in Italia ogni occasione è buona per celebrare qualcosa ed io mi ritrovo sempre in questi sabato a cavallo di liete occasioni, come questa del 25 aprile?

     Degna di nota la risposta sarcastica della mia amica Mariarosaria sul mio messenger, alla domanda sui suoi progetti per il lungo ponte: <<si mi ci butto>>.

    Proprio di questo sistema di scambio di messaggi e del mondo di internet in particolare vorrei parlare questa volta.

    Gli aspetti che vorrei analizzare fondamentalmente sono 2.

    Il primo certamente positivo, riguardante l’opportunità teoricamente infinita di attingere informazioni di qualsiasi genere, dal culturale al sociale, nonché la possibilità di dialogare e confrontarsi con persone di tutto il mondo alla semplice portata di un click.

    Il secondo la possibilità di accedere a siti non controllabili perché spesso con server fuori continente, che danno la possibilità di accedere alla visione di immagini non esattamente ortodosse. Per non parlare dei programmi di share, che tramite la condivisione delle cartelle degli innumerevoli computer collegati, creano uno scambio di immagini al limite dell’immaginazione umana.

    Ebbene, come avrete notato, mi ripeto nella parola immagini, perché è la “memoria fotografica” quella che più impressiona le nostre caselle mnemoniche.

    L’accesso a certe scene o fotografie è troppo semplice, anzi delle volte addirittura obbligato.

    Una per tutte, quando mi ritrovai ad esplorare il menù di un popolare programma di esecuzione di file audio-video ed ebbi accesso a dei canali TV. Io curioso ed entusiasta di questa funzione cliccai immediatamente sulla lista. Beh… diciamo che in questa sede vorrei cercare sempre la chiave comica ed è inutile che vi dica nelle prime posizioni, di quale genere di trasmissioni ho potuto “godere” (si può usare questa parola?).

    Quella che mi ricordo con più simpatia, fu un format giapponese. In una grande struttura, tipo Wrestling Americano, sul palcoscenico centrale si trovavano 2 aitanti omini con gli occhi a mandorla: nudi. Il giovane e delirante pubblico, tutto femminile ed a mandorla ovviamente, assisteva ed applaudiva alle più coraggiose colleghe che salivano sul palcoscenico, le quali si abbandonavano a performance pseudo sexuali, con la speranza di strappare l’applauso alle meno coraggiose e spregiudicate, con la vittoria finale un qualche riconoscimento, per la felicità dei papà sintonizzati.

    Non parliamo di ciò che mi è capitato di vedere in su di un sito che ha il nome molto prossimo al famoso Youtube.

    Dunque il discorso è questo. Non è che io voglia fare la morale ai tempi che cambiano a cui anzi mi piace correre dietro.

    Ma il problema che non dobbiamo assolutamente trascurare è che i ragazzini andrebbero esposti il meno possibile a queste intemperie.

    L’ho dichiarato la scorsa settimana. Non sono un perbenista bacchettone! Anzi forse rappresento l’opposto. Ma è importante nella gamma delle esperienze di maturazione,  tagliare il nastro  dei passaggi, quanti più possibile, andando per gradi ed a tempo debito.

    Se a 16 anni, il popolo del villaggio globale di oggi, ha visto ciò che la più fervida immaginazione non potrebbe nella normalità raggiungere e magari emulato anche il solo 10 per cento di ciò, vorrà dire che le tappe sono state bruciate. Tutte. Troppe.

    Cosa la vita potrà offrirgli a 20 o 30 anni.

    La mia provocatoria proposta è: Vietiamo internet ai minori.

    Non è possibile? Stringiamo il tubo. Limitiamolo o almeno controlliamolo.

    Ci sarà un motivo se il capoccione Bill Gates ha concesso una sola ora al giorno di navigazione a suo figlio?

    April 19

    Valori: No grazie.

       E’ notorio che la parte più importante della formazione di un essere umano avvenga durante l’adolescenza.

      Io che avevo fatto quella che si definiva la primina, mi sono ritrovavo sempre un anno prima rispetto agli altri. Pertanto a 10 anni terminavo le scuole elementari ed a 13 anni le medie. Ad un tratto dai 18 anni compiuti, il 3 luglio, mi sono poi ritrovato l’allievo più giovane del centro sperimentale di cinematografia, per un colpo si fortuna più che di merito.

      Mi ritrovo a riflettere, col senno di poi, sul percorso compiuto fino ad oggi e sulle scelte.

    Data per scontata questa innata passione per la tv, proveniente dall’infanzia (chissà cosa pensava la mia maestra Anna Chimenti, quando per ore mi vedeva con queste manine chiuse a simulare una cinepresa), il passaggio alla scuola media Stabia.

    Nella sezione P (come provolone) il mio professore di matematica si chiamava Di Martino. Spererei  fosse in lettura adesso, perché ciò che gli riporto a distanza di anni è molto importante.

    Un giorno il docente si inventò una indagine sulla droga. Sotto forma di questionario dovevamo mettere all’attenzione degli studenti di tutte le classi la problematica.

    Ricordo con terribile affetto la mia prima volta. Quale? Quella di entrare in un aula e chiedere ai ragazzi cosa ne pensavano dell’hashish o degli allucinogeni. Fu il mio primo pubblico. Una piccola platea di coetanei capitanata da un prof., che ascoltava il mio discorso. Vincere la mia timidezza fu la più grande sfida con me stesso. Cominciai a combattere contro la paura di relazionarmi e fare oratoria. Disquisire o domandare. Mamma mia che sforzo per questo piccolo bimbo, somigliante al personaggio del telefilm americano Harnold .

      Certo un personaggio unico nel suo genere, quando a noi scolaretti ci diceva di guardare fuori dalla finestra i satelliti artificiali. Oppure ci propagandava l’uso della bici e poi da quando si comprò quella Honda non se ne staccò più. Oppure quando dopo anni, lo rincontrai al mare chiedendogli l’età, e lui mi rispose che la mia era una domanda “porca”.

    Mio caro professore (qualcuno mi aiuta a ricordare il suo nome?). Io oggi desidero ringraziarla per i due effetti scaturiti nel tempo.

    Il primo, per me meno importante, quello di aver acquisito la capacità di confrontarmi con l’importante  pubblico di Metropolis oggi ed un altro ancora più vasto nel futuro, forse.

    Il secondo, la sua capacità di inculcare nella mia forma mentis, il totale rifiuto verso qualsiasi sostanza stupefacente. A lei lo posso dire, perché sono sicuro che è l’unica persona che mi crederà: non ho mai provato uno spinello.

    E’ incredibile nel senso stretto del termine, considerata la vita ricca di eventi che ho trascorso sino ad oggi.

    La mia non è mai stata una forma di moralismo o perbenismo. Qualcosa di molto più forte e radicato. Una penetrazione nell’inconscio a salvaguardia della propria esistenza.

    Non mi è mai piaciuto ritenermi un virtuoso nella consapevolezza che magari perirò prima di chi le droghe le ha usate, ma la scuola e la famiglia sono stati capaci di inculcarmi questi ideali.

    Non ricordo mai nella mia vita, di essermi visto vietare qualcosa. Ma ci è stato certamente qualcuno che ha avuto la capacità di segnalare ciò che era bene per la vita e la salute e ciò che era male.

    Mi piacerebbe un giorno essere un buon genitore. Colui cioè, che ha la capacità di indicare anziché vietare.

    Il proibizionismo credo sia il miglior stimolo a compiere l’atto, perché accompagnato anche dal gusto del vietato. Mi sono ritrovato alcune volte una “cannabis” passare davanti, per esempio in vacanza. Nel <<No grazie>> ho detto <<passo>>. Senza pregiudizi, né rimpianti.

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    April 14

    Risposta al commento dell'articolo precedente

      Caro lettore ,
    nel ringraziarti per la mail inviata al mio indirizzo desidero risponderti pubblicamente.
      Il caso vuole che la persona a cui mi riferivo in coda all'articolo fosse proprio il proprietario di un bar in piazza Borrelli a Santa Maria la Carità.
    Alla tua cittadina sono affezionato perchè proprio in quella piazza, in occasione di un concerto di Michele Zarrillo, conobbi una persona che  ha rappresentato una parte importante della mia vita.
    Va bene, spesso si pone amore ed affezionamento verso ciò che poi si può rivelare una delusione. Parlo in senso personale e generico. Non è questa però la sede per scendere nei dettagli delle esperienze di vita. Conosco il giovane sindaco del tuo paese ed in lui voglio proiettare l'immagine di esso.
    Non lasciamo che i cafoni ed i violenti rendano vani gli sforzi che gli ottimisti come te compiono.
    In una frase: non lasciamo che l'ignoranza di chi purtroppo ha una visione limitata della realtà fermi l'evoluzione civile della vostra bella terra.
     
     
                                                                                                                                                                         daniele croce
     

    Elezioni ed autostima

        DSCF8440L’altra mattina passeggiavo per la mia città. Sarà stata la bella giornata di sole, tutti mi sorridevano. Molti mi chiamavano per nome. Pensai tra me e me che qualcosa da quando mi definivano “pulcino” era cambiato. Una idea diversa della mia persona, l’opinione pubblica se la stava facendo.

       Provavo a psicanalizzare il fenomeno e cercavo di arrivare a grandi deduzioni. Mi sorridono: quindi gli starò simpatico? Pronunciano il mio nome: quindi si ricordano di me. A questo punto lo slancio di autostima è automatico e l’idea è geniale: mi candido alle elezioni.

    Ovviamente mi rendo conto della presa in giro che sto facendo a me stesso e mi rinsavisco:<<Chi mi voterebbe mai>> dico tra me e me, probabilmente neanche io.

    Ragioniamo insieme. Se esiste un personaggio la cui notorietà dovrebbe essere direttamente proporzionale alla popolarità, i fatti dovrebbero scorrere lisci come l’olio. Ma non è così semplice.

    Il punto sta nell’individuare l’immagine e la considerazione che la massa si è fatta di me.

    Allora io al guardarmi allo specchio tutte le volte che posso, ho aggiunto la visione dei miei

    atteggiamenti. Ma soprattutto, ciò che più mi fa riflettere è l’affermazione che fece una persona che purtroppo oggi non gode di ottima salute e che colgo finalmente l’occasione di menzionare: mio zio Antonio. Ricordo che in un momento d’ira pronunciò questa frase: <<le parole possono ferire più di un coltello>>. Mi sono reso conto negli anni che alcune frasi mi sono rimaste appiccicate in mente, come un chewing gum su una strada. Non ne parliamo se ad esse aggiungiamo delle scene. Suoni ed immagini insomma, se malauguratamente vanno a depositarsi nelle caselle di memoria del nostro inconscio, restano indelebili come la memoria rom, non cancellabili. Cerchiamo di rimuoverle, ma dobbiamo essere capaci di gestirle se non vogliamo che alla lunga ci portino delle patologie psichiche.

    Capito quindi che per relazionarsi col mondo c’è bisogno di una grande dose di autocritica, ho continuato la mia indagine sull’idea che la gente si è fatta di me.

    Sono ripartito da un terreno pubblico, che è quello di internet. Tutti possono accedere alla visione dei miei video su youtube e lasciare dei commenti. Lì mi scompiscio dalle risate giornaliermente.

    “Chi ti credi di essere megalomane raccomandato?” mi chiedeva qualcuno. Mi dispiace l’interpretazione di megalomania verso una voglia di comunicare. Ma raccomandato no, da chi poi?

    Un’altra persona in riferimento al percorso televisivo si complimentava del passaggio dal sarcastico-grottesco all’impegnato-sociale. Grazie per l’acuta osservazione. Qualcuno che richiamava la facile battuta col mio cognome, chiedendomi di mettermi in croce. Qualche parolaccia non degna di nota. Alcuni commenti in lingua straniera che non abbiamo rimosso, perché non li comprendiamo e ci piace pensare non siamo offensivi. Un comune denominatore però caratterizza tutte quelle che possiamo definire opinioni. L’anonimato. Perché nessuno ha avuto il coraggio di esporre la propria critica firmandosi?

    Peccato, perché così sono privi di valore. Mi danno solo l’idea di un sentimento di gelosia in chi le esterna. Abbiate il coraggio di mettervi in discussione. Non abbiate il timore di sbagliare. Se avete qualcosa da dire, fatelo. Infangare od insultare è troppo semplice, soprattutto nell’ombra. Spesso nei miei servizi io provoco sperando in una reazione positiva del mio pubblico.

    Queste ultime parole, infatti, voglio dedicarle al proprietario di un bar nella piazza centrale di un piccolo paese vicino al mio, che nel vedermi, mi ha offerto il suo caffè con l’amore che ha manifestato nel leggere questa mia rubrica settimanale.

       Ciao ragazzi e buona opinione a tutti, specialmente per domani e dopodomani.

    April 04

    Discorsi d'altri tempi

      Che ne dite di continuare, questa settimana, le riflessioni sulle verità vere o presunte? Prendevo esempio da chi aveva avuto il coraggio di giurare il falso su ciò che aveva di più caro pur di recuperare un rapporto già privo di fondamenti per il futuro. Si trattava di chi per cultura, gusto ed immaturità tradiva e mentiva nella sua più comune normalità.  

      Adesso andiamo agli antipodi ed il fatto mi sconvolge ancora di più. Qualche mese fa ho conosciuto una ragazza inglese di Londra. Con lei ho mantenuto il piacere di belle e lunghe conversazioni telefoniche internazionali, gustandomi e sintonizzandomi con il Queen’s english (l’inglese della regina). Agli occhi del regno unito, i londinesi risulteranno snob, ma per noi scolari del British Institute, conversare con chi scandisce bene le parole, risulta facile oltre che piacevole (provate a dialogare con chi proviene da Manchester o peggio ancora da Glasgow).

      Fin qui tutto bene finchè però non vengo appesantito da responsabilità che mi causano anche delle perplessità. La persona in questione non riuscendo a darsi spiegazione di un atteggiamento inusuale da lei tenuto nei miei riguardi, si e mi interroga da mesi.

      DSCF8467Partendo dall’inizio, la questione è che lei si dichiara illibata . Manco a dire che sia priva delle carte in regola per incominciare ad esplorare il mondo umano anche sotto questo punto di vista. È un avvocatessa attraente che vive nella capitale di tutte le mode giovanili, frequenta locali e feste (tipo l’ultima presentazione del singolo di Justin Timberlake). Sapete quanti anni ha ? Ve lo dico io. 35, trentacinque scritto a lettere. Vabbè, sarà l’ultima vergine d’Inghilterra direte. Nelle ultime ore però la mia incredulità ha superato tutti i limiti. Dichiara di essere stato l’unico uomo ad averla baciata ! Probabilmente crederò alle favole, ma se consideriamo però che è di razza indiana e che mi chiama periodicamente da mesi fino all’esaurimento della batteria, qualche dubbio di sincerità concedetemelo. Insomma questa donna, che vive in una città multietnica da milioni di abitanti, aspettava proprio di venire in Italia per decidere di concedersi al sottoscritto, copia “pizzotto” di Craig David ?

      Io non so più a chi credere e forse neanche a cosa credere.

    Allora come dicevo la scorsa volta, costruiamoci una nostra visione della realtà che ci circonda ed apprezziamola. Se saremo bravi a scegliere le persone giuste di cui attorniarci, sicuramente la qualità della nostra vita sarà più alta. Ci rispetteranno e chi ci ama contribuirà anche alla realizzazione di qualcuno dei nostri sogni.

    Ricordate: Non perdete mai la capacità di sognare. Essi sono il motore e la ragione della nostra vita.