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August 30 NormalitàQuante volte abbiamo sentito pronunciare la frase: <<Non sei normale>>. Io spesso ho chiesto a queste persone, che cosa per loro fosse la normalità. Un vocabolario mi recita: “Che è conforme ad una regola, ad una norma. Che segue l'abitudine, ordinario, consueto. Che dà la norma, che serve da esempio o da modello”. Io credo che una normalità universale non debba esistere e pare che sia ancora così per fortuna. Essa varia in base alla cultura ed alla religione di un popolo, nonché al livello delle varie fasce sociali e quindi alla formazione delle singole persone. In base a quale criterio possiamo essere legittimati ad affibbiare ad una persona il vezzeggiativo di “anormale”? Se qualcuno, per esempio, decide di indossare abiti diversi dalla massa, non per questo deve essere ritenuto persona strana. Giovedì scorso, una bella ragazza, in occasione di un matrimonio di cui ero ospite, ha avuto il coraggio di venir vestita con una lunga fascia che avvolgeva tutto il corpo e sul capo un turbante dello stesso tessuto che richiamava il resto dell’abbigliamento. In quelle vesti che io provocatoriamente definivo di ritorno dalla spiaggia, un po’ arabeggiante ed un po’ moda Positano: Francesca era bellissima. Anche il fotografo, Umberto da Capri, nel suo uscir fuori dall’ordinario, l’ho trovato geniale. Chi ha detto che bisognava essere sempre in posa? Scatti di quel giorno speciale, naturali; istanti impressionati sulla pellicola, all’insaputa di chi nello suo sguardo lasciava intravedere le emozioni del momento. Inquadrature, come quella con 2 candele in primo piano ed i due sposi sullo sfondo, fuori fuoco, sagome che lasciano ben più ampio spazio all’immaginazione di chi contemplando l’immagine, crede di trovarsi più di fronte ad un’opera d’arte che ad una semplice fotografia. Il coraggio dunque di uscire fuori dal comune. Spesso chi lo ha fatto, ha avuto successo, imponendo a sua volta nuove mode. Tutto è lecito, secondo me, nel rispetto delle persone e del pubblico decoro. Voglio ricordare ancora che la società in cui siamo calati, influenza molto il concetto di normalità. Per gli arabi è giusto coprire per intero la figura delle donne, che devono essere esclusivamente appannaggio degli uomini che le prendono in spose. Per i signori scozzesi è normale, invece, vestire il gonnellino senza mutanda nei giorni di festa. Per i cinesi, fino a qualche mese fa almeno, vestire le stesse camicie e pantaloni per milioni di loro, era costume comune (se non regola). Così come per i peruviani è bello usare capi coloratissimi ricchi di simboli pendenti. Alcuni popoli africani vanno in giro nudi, con il semplice utilizzo di sostegni ai “carichi pendenti”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare la frase: <<Il mondo è bello perché è vario>>?. Oramai con il processo di globalizzazione ci stiamo avviando alla standardizzazione degli usi e dei costumi. Io stesso ammetto che da quando indosso gli occhiali più fashion; i jeans alla moda; l’auto inn: riscuoto più successo. Se la sociètà vuole questo, io mi sintonizzo, ma l’identità che mi rende unico vorrei cercare di non perderla. La mia normalità è personale ed è così che mi contraddistinguerò dagli altri, sino alla fine. Sono sicuro che voi farete lo stesso. No? TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://cid-307d50e6cedd1486.spaces.live.com/blog/cns!307D50E6CEDD1486!2268.trak Weblogs that reference this entry
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