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September 26 Raccomandazioni e clientelismo La scorso sabato, in un orario abbastanza mattutino, mi è giunta la telefonata di un amico che oramai raramente incontro. Ascoltando la mia voce si è immediatamente tranquillizzato, dopo aver dedotto che avevo saltato una rubrica per motivi non riconducibili alla mia morte.
Svilupperemo in seguito l’argomento “dell’essere vivo” solo quando si è sul media; per ora mi basti dire che sono certamente lieto che ci siano alcune persone che al giorno più bello della settimana, attendono le mie fantasiose disquisizioni…
Questa settimana, dopo 18 anni di riflessioni, voglio finalmente aprire il mio archivio su un trauma adolescenziale.
Durante l’estate, chi mi avrà di tanto in tanto seguito su Metropolis TV, avrà notato attenzione su alcuni concorsi di bellezza nazionali che hanno consumato tappe nel nostro territorio. Dietro le mie argute domande, si è celata sovente una polemica di fondo: le raccomandazioni.
Ciò che per me da tempo rappresentava solo un sospetto, ha trovato conferma nelle parole di un organizzatore che mi sono rimaste impresse come la frase di un film: <<Se vuoi, possiamo anche spingere qualcuno vicino a te>>. Alcune e-mail con dettagli sui singoli fatti poi hanno fatto da ciliegina sulla torta. A dire il vero, non sono entrato nell’argomento e neanche mi è interessato. Sapete perché? Non mi ha meravigliato.
Finalmente però, è giunta l’occasione per tirar fuori lo scheletro dal mio armadio.
Alle scuole superiori, glorioso I.T.I.S. “R. Elia”, dove per fortuna insegnavano anche un po’ di materie umanistiche, oltre che squisitamente tecniche, mi propinarono una parola che feci mia per sempre: “Clientelismo”. La nostra repubblica, anzi la nostra cultura, si basa ancora oggi (anche dopo Mani Pulite), sulla raccomandazione.
Ricordo che fino al terzo anno fui un discreto studente nella materia dell’italiano, ma quando cambiai insegnante, la media del 7-8 piombò a 3. La mia fragile personalità di ragazzetto ex secchione, non seppe darsi una spiegazione immediata e purtroppo crollò in una patologia nevrotica che per lungo tempo (anni) mi causò una facile perdita di equilibrio psicologico davanti ad ordinari stress della vita quotidiana. Solo alla soglia dell’esame di stato la mia media, come per improvvisa ritrovata illuminazione, schizzò addirittura al 9. In realtà, qualcuno mi disse che alla prof. piaceva mangiare, nel senso culinario del termine.
Così non ancora maggiorenne, imparai a fare la spesa di salumi, mozzarelle e provoloni, per riempire l’ enorme frigo dell’insegnante che cambiava i suoi giudizi in base al menù.
Infatti come per magia, giunsi alla prova di stato con i miei voti di storia e lettere altissimi.
Quando in questi lunghi anni, lottando col trauma, di cui credo neanche lei si sia mai resa conto di aver cagionato in me, mi sono ritrovato a parlare con alcuni suoi studenti dei quintali di cibo che avrà ricevuto nella sua carriera. Mi sono reso conto che il suo, oltre ad essere stato un abuso di potere, è stata una totale mancanza di sensibilità verso la materia che, per rimozione, non ricordo neanche se fù mai capace di insegnare.
E’ di queste ore la notizia di un prof. condannato per la minaccia di bocciatura verso i suoi allievi. Loro probabilmente, a differenza mia, che non ebbi la capacità di difendermi per tempo, hanno avuto maggiore forza e consapevolezza nella denuncia.
Chissà se la mia carissima professoressa d’italiano, Rosaria Schettino, avrebbe mai pensato che quel ciuccio nei compiti scritti, all’appello Croce, dopo mezza vita, si ritrovava giornalista della testata più importante della nostra area, a fare il suo nome ed a mettere in guardia le nuove generazioni dal suo operato.
Non meravigliatevi dunque, mie care Miss, di come funziona la nostra splendida Italia. Armatevi anche voi di provoloni . . . . . . . diventerete Veline !
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